“Sui fondi Ue, no al colpo di coda dei falchi dell’austerity”

“Sui fondi Ue, no al colpo di coda dei falchi dell'austerity”

“Sui fondi Ue, no al colpo di coda dei falchi dell’austerity”

Il Parlamento europeo si appresta a votare le regole che governeranno i fondi Ue di coesione post-2020. Tra le misure più contestate, quella sulla macrocondizionalità, ossia il meccanismo che lega l’erogazione delle risorse a Stati e regioni al rispetto di alcuni parametri, tra cui quelli del Patto di stabilità e crescita. Una misura fortemente contestata dalla maggior parte degli eurodeputati italiani, tra cui quelli del Movimento 5 stelle, che annuncia battaglia.

Rosa D’Amato, da eurodeputata del M5s in commissione REGI, da tempo contesta il principio della macrocondizionalità. Per quale ragione? Che effetti puo’ avere sull’Italia?

Perché si tratta di un meccanismo ingiusto e penalizzante che prevede la sospensione dei fondi per gli Stati che non rispettano gli assurdi diktat dell’austerità contenuti, per esempio, nel Patto di stabilità. Per l’Italia si tratterebbe di avere una sorta di spada di Damocle che pende sulla testa dei nostri cittadini ogni qualvolta un governo, come successo con la manovra varata di recente dall’esecutivo Conte, decide di puntare sulla crescita anziché sul rigore. E’ assurdo.

Quella che lei definisce assurdità pare pero’ avere il sostegno della maggioranza dell’Aula.

Lo vedremo. Quello che dico è che ogni volta che vado a Strasburgo e a Bruxelles sento i vari colleghi e leader europei fare la voce grossa, dicendo che l’Europa non funziona, che va cambiata. Noi ne parliamo al Parlamento europeo dal 2014, e adesso stranamente anche molti gruppi e partiti politici sembrano svegliarsi. Purtroppo, le forze conservatrici come i popolari, i conservatori e i liberali stanno spingendo per il mantenimento della macrocondizionalità. Sono per lo status quo, altro che cambiamento. Sono curiosa di vedere come voteranno gli altri eurodeputati italiani, in particolari quelli di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, dal momento che soni membri dei gruppi che stanno spingendo per la macrocondizionalità.

Voi contestate il regolamento anche su altri aspetti.

Nel testo ci sono due tematiche fondamentali che mancano e sui quali abbiamo depositato quattro emendamenti: uno è quello della macrocondizionalità, l’altro è la revisione della clausola di investimento. Quello che chiediamo in quest’ultimo caso, è semplice: permettere che gli investimenti regionali e nazionali cofinanziati attraverso i Fondi Strutturali e di Investimento europei siano esclusi dal calcolo dei disavanzi pubblici nazionali nel quadro del semestre europeo. In altri termini, vogliamo anche qui che le tenaglie dell’austerity siano abolite. L’economia europea è al palo per colpa delle politiche condotte in questi ultimi anni sotto l’egida, se non l’imposizione, di Bruxelles. I dettami dell’austerity si sono rivelati sbagliati sotto tutti i punti di vista, a partire da quelli prettamente economici. Persino la Germania è a rischio recessione tecnica, mentre decine di miloni di europei vivono sotto la soglia di povertà. E’ ora di ridare fiato all’Europa puntando sulla crescita. I fondi per lo sviluppo sostenibile dei nostri territori non possono essere bloccati dagli assurdi paletti del Patto.

Ma quindi il testo che voterete al Parlamento europeo è da rigettare in toto?

È innegabile che nel rapporto ci siano degli elementi positivi. Si propone l’aumento della la dotazione finanziaria totale della politica di coesione, proponendo un progetto di bilancio più ambizioso di quello proposto dalla Commissione, ossia 378 miliardi a fronte di 322. Grazie ai nostri emendamenti, abbiamo difeso e ottenuto  non solo il principio contabile che consente di spalmare le spese fino a 3 anni dalla fine dei programmi (mentre la Commissione voleva ridurlo a un anno, limitando il tempo a disposizione per enti locali e regioni di spendere le risorse comunitarie), ma anche il principio di territorialità nella politica di coesione. Se ci saranno, a discrezionalità dello Stato membro, dei trasferimenti verso strumenti come InvestEU (il nuovo programma di investimenti varato dall’Ue, ndr), gli investimenti dovranno rimanere nella stessa categoria di regioni (ovvero negli stessi territori) da dove provengono le risorse. Anche la quota di co-finanziamento europea, fondamentale per la liquidità delle regioni e degli enti locali e dunque per fare iniziare i progetti, è stata innalzata in maniera significativa (in particolare per le regioni meno sviluppate-dunque tutto il Mezzogiorno-dal 70% come proposto dalla Commissione al 85%). Anche dal punto di vista ambientale e sociale ci sono diversi passi in avanti rispetto alla programmazione 20142020.

Insomma, ci sono dei passi avanti nonostante tutto. Almeno a vostro avviso

Si’, ci sono delle migliorie. Che sono state possibili anche grazie al lavoro che il Movimento 5 stelle ha portato avanti fin dal primo giorno in cui è entrato al Parlamento europeo. Inoltre, oggi abbiamo finalmente una reale sponda in Consiglio grazie al governo Conte. Non dimentichiamo infatti che il voto sul testo di Strasburgo è propedeutico ai negoziati con Commissione e Stati membri, ossia con il Consiglio, che partiranno già la prossima settimana. Ecco perché avere un governo che sostiene davvero questa battaglia anti-austerity è fondamentale per l’Italia. Da maggio, dopo le elezioni europee, sono certa che il vento del cambiamento spirerà con più forza sul Continente. I falchi dell’austerity lo sanno e ci temono. Ecco perché la battaglia sulla macrocondizionalità è fondamentale. Si tratta di un colpo di coda da parte di un potere logoro che ha paura di venire travolto. 

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