Musei alla sfida delle risorse umane

Musei alla sfida delle risorse umane

La rivoluzione Franceschini della struttura del Mibact, pi diplomaticamente definita riforma, ha ridisegnato in modo innovativo l’impianto e la gestione dei beni culturali italiani, che in base a una valutazione del 2014 della Ragioneria generale dello Stato riferito al 2012, ammonterebbe a circa 179 miliardi di euro, ma che il Procuratore generale Martino Colella della Corte dei Conti stima essere di molto superiore… quasi il doppio cio 358 miliardi, pari quasi alla capitalizzazione del Ftse-Mib di 380,7 miliardi di euro. Dei 179 miliardi valutati della Ragioneria, 158,7 corrispondono al valore degli oggetti d’arte (beni storici artistici, demo-etno-antropologici, archeologici, paleontologici, librari e archivistici), ai quali si aggiungono 20,3 miliardi di immobili. La sola Galleria degli Uffizi di Firenze stimata 2 miliardi di euro. Un valore, che se reso dinamico, pu creare nuovo valore, il mantra di Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attivit culturali e del turismo.

Ma con quali risorse?

Abbiamo accorpato le tre Soprintendenze in un’unica di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, creando 39 soprintendenze unificate a cui si sommano le due Soprintendenze speciali del Colosseo e di Pompei, in tutto 41. Hanno cambiato natura i segretariati generali, sono nati 14 poli museali regionali e abbiamo assegnato autonomia gestionale e finanziaria a 30 musei. Abbiamo tagliato il 10% dei dirigenti. naturale pensare che ora siamo in una fase transitoria complicata e anche i sindacati hanno mostrato buona volont.

Le risorse umane sono la prima leva, ma alla dirigenza che delinea le strategie – ridotta e riassegnata dalla riforma – manca il secondo livello, cio le professionalit amministrative. Che fare?

Abbiamo appena approvato una nuova pianta organica, la precedente era del 1997 e oggi conta 19.050 unit escluso il personale dirigente. Abbiamo attivato la mobilit volontaria, che ha aiutato ma non ha risolto tutti i problemi, adesso entriamo nella seconda fase. Il personale del ministero ha un’et media molto elevata e per fare nuove assunzioni serviranno norme in deroga.

In che modo?

Abbiamo chiesto e ottenuto la deroga per assumere 500 nuovi funzionari, un concorso di questa consistenza per professionalit tecniche non era stato fatto dal 1980, la selezione in corso di svolgimento, contiamo di fare entrare in servizio i vincitori con l’inizio del 2017. Stiamo adesso lavorando per aumentare questo numero gi consistente con la prossima legge di Stabilit.

Ci sar un percorso di formazione?

Abbiamo creato la Scuola del patrimonio, una scuola di specializzazione del ministero per la formazione di soprintendenti e direttori dei musei italiani, ma anche per professionisti della cultura provenienti dall’estero, con un percorso formativo incentrato sulla tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio. Alla presidenza stato nominato il professor Sabino Cassese e alla direzione la professoressa Maria Luisa Catoni.

Il bando per nuovi 10 direttori dei musei si chiuso il 20 luglio per i dirigenti di seconda fascia, mentre per il Museo Nazionale Romano c’ tempo fino al 15 settembre, quante domande sono arrivate?

Circa 400. La selezione pubblica si chiuder a fine anno e per l’inizio del 2017 prenderanno servizio i nuovi direttori, nel frattempo abbiamo nominato 10 direttori ad interim per gestire la fase transitoria.

Il prossimo referendum cambier qualcosa per la cultura?

Con l’approvazione del referendum lo Stato riassume un ruolo sia nella valorizzazione dei beni culturali che nella promozione turistica dell’Italia all’estero.

A che punto la Consip con i bandi per i servizi aggiuntivi?

in fase di assegnazione la prima gara per i servizi generali, dalla manutenzione alla pulizia, stiamo adesso risolvendo, museo per museo, la situazione dei servizi aggiuntivi che sono in proroga da anni. Per questo abbiamo attivato una cabina di regia, insieme a Consip, che coinvolge i direttori dei musei nella fase di progettazione dei servizi aggiuntivi. Il percorso complesso, ma ormai sempre pi definito e a breve partiranno le prime gare.

Quale sar il ruolo della nuova Ales?

Potr gestire direttamente i servizi museali, in analogia a quanto gi accade in Francia.

La riforma sembra incontrare maggiore resistenze nella rinascita dei poli, gli accorpamenti non sempre sono facili da gestire: quali le difficolt nelle diverse fasi?

naturale che una riforma, se ha una reale portata innovativa, possa incontrare delle resistenze, anche interne che possono essere tuttavia superate con una adeguata formazione e il sostegno in tutte le strutture del ministero.

Quali i primi risultati?

Nell’ultimo anno il sistema museale italiano ha registrato una crescita significativa sia in termini di visitatori che di incassi. Gli oltre 43 milioni i visitatori del 2015 (+6%) e 155,4 milioni di incassi (+14%) rappresentano un dato senza precedenti per i nostri musei. E poi le domeniche gratuite che hanno contribuito a riavvicinare i cittadini al loro patrimonio culturale e che sono ormai diventate un appuntamento fisso per le famiglie. I principali musei stanno inoltre rafforzando la propria presenza sul web e sui social adeguandosi a quanto avviene in tutto il mondo in termini di promozione.

E il turismo?

Sta crescendo trainato dall’attrattivit culturale: nel 2015 sono stati oltre 53 milioni gli arrivi internazionali, un trend confermato nel 2016. Per l’Italia la sfida futura sar gestire la crescita turistica. Siamo un museo diffuso e dobbiamo evitare il sovraffollamento delle nostre citt d’arte, che vivono situazioni molto delicate, per questo dovremo, come stiamo facendo con il Piano strategico del turismo, favorire lo sviluppo di nuovi itinerari nell’ottica di un turismo sostenibile e di qualit.

Ma ci sono sufficienti soldi per la riforma?

La riforma del ministero richiede finanziamenti ma, com’ noto, grazie all’ultima legge Stabilit il bilancio del Mibact, nel 2016, ha registrato un incremento del 37%, tornando cos a superare i 2 miliardi di euro. A questi fondi si aggiungono altri canali di finanziamento a partire dal miliardo del Cipe per il recupero del patrimonio, fino ai 500 milioni del Pon “Cultura e Sviluppo 2014 – 2020” destinato a 5 regioni del Mezzogiorno. Ma le risorse non sono tutto, grazie anche a nuovi sistemi di gestione, penso all’accordo con Invitalia, le procedure di spesa saranno pi veloci ed efficaci.

L’ArtBonus – le erogazioni oggi sono arrivate a 117 milioni di euro – ha avuto il sostegno trasversale di quasi tutte le forze politiche. Ma oggi sarebbe possibile estenderlo ai beni privati vincolati, alle fondazioni private con finalit culturali, questo aiuterebbe il contemporaneo, e agli Amici dei musei?

Prima di estendere bene consolidare. Intanto con l’ultima legge di Stabilit abbiamo reso questa agevolazione fiscale permanente. E anche in questo caso i dati sono molto positivi. Adesso stiamo ragionando su come poter estendere l’ArtBonus anche alle donazioni per la ricostruzione e il restauro dei beni ecclesiastici danneggiati dal terremoto. Sulle fondazioni occorrer una riflessione pi approfondita, mentre per gli Amici dei musei la procedura potrebbe essere pi snella.

La burocrazia sembra l’ostacolo maggiore alla raccolta di risorse private per la cultura. Soluzioni?

Le strutture ministeriali stanno sviluppando nuove competenze, a partire dalle attivit di fund raising su cui erano meno preparate, i Comuni hanno invece risposto in maniera pi pronta.

Gli altri impegni in agenda?

L’approvazione definitiva della nuova legge sul cinema, che prevede maggiori risorse al settore e criteri di selezione degli incentivi pi automatici e efficienti.

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